venerdì 27 agosto 2010

DOSSIER CALDORO, IL PDL CAMPANO FA SCUOLA

Ben prima della vicenda della casa di Montecarlo, la fantomatica P3 confezionava una relazione calunniosa sull’attuale presidente della Regione. Con la regia dell’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino


di Lina Pasca e Raffaele de Chiara


«Eviterei la santificazione. Sono un peccatore come tanti, ma non per i peccati che mi attribuiscono». Sorride ironico il governatore della Campania Stefano Caldoro, mentre nella prima seduta del consiglio regionale, dopo la bufera politico-giudiziaria della “P3”, allude al falso dossier sulle sue presunte tendenze omosessuali, che sarebbe stato redatto dal suo compagno di partito e avversario alla candidatura come presidente della Regione Campania Nicola Cosentino. «Ma quell’amico la relazione l’ha portata o no?». È Cosentino a chiederlo al telefono ad Arcangelo Martino, imprenditore legato alla cosiddetta “P3”, la presunta loggia segreta capeggiata dal faccendiere Flavio Carboni e che avrebbe avuto tra i suoi molteplici scopi anche quello di favorire la candidatura di Cosentino in Campania. «La relazione», secondo gli inquirenti, altro non sarebbe che un falso dossier da cui si dovevano evincere le tendenze omosessuali di Caldoro, peccato imperdonabile secondo le valutazioni di Cosentino, all’epoca dei fatti sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale del Pdl. Di quel dossier se ne è persa traccia, il candidato vincente alla fine è risultato essere Caldoro e l’unico strascico di quella storia, fino all’intervento della magistratura, è un documento comparso su un blog, poi oscurato, che faceva riferimento all’esistenza di quel contenuto. «Non finisce così, non finisce qua, anche Nicola lo sa». Lo afferma il presidente della Regione Campania, riferendosi a Cosentino e ai falsi dossier su frequentazioni di transessuali che sarebbero stati costruiti su di lui. «Esistono delle dinamiche interne – commenta Caldoro – per le quali nessuno è sicuro di potere andare avanti». E se per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi i vertici della presunta loggia “P3”, che avrebbero tramato contro il suo candidato a presidente della Regione Campania, «sono solo quattro pensionati sfigati», Caldoro si dice curioso di sapere chi c’è dietro, chi diede le carte su di lui a Denis Verdini (uno dei coordinatori del Pdl e anch’egli coinvolto nella medesima inchiesta, ndr). Una curiosità che lui stesso è “obbligato” a smorzare: «Quando il rapporto è intermediato dalla politica – dichiara – certe curiosità devi controllarle. In ogni caso – continua Caldoro – non penso che i napoletani credano a questa roba». Alle accuse di aver in qualche modo pilotato il dossier, Cosentino risponde di aver agito quasi da “infiltrato” «per capire a quali rischi poteva essere esposta la campagna elettorale del Pdl e del suo candidato presidente». Ha poi aggiunto che «i rapporti tra lui e Caldoro non devono essere a tutti i costi buoni sul piano personale, ma di corretta interlocuzione istituzionale». Affermazione quest’ultima che non è piaciuta al leader di “Generazione Italia” Italo Bocchino, secondo cui tra Caldoro e Cosentino non vi può essere nemmeno un accenno di dialogo. «Dopo ciò che ha fatto Cosentino ai danni di Caldoro – dice Bocchino – il presidente della giunta regionale dovrebbe interrompere, da subito, ogni rapporto. Non dovrebbero neanche salutarsi, altro che interlocuzione istituzionale. Cosentino – conclude Bocchino – è un ostacolo oggettivo al funzionamento della giunta regionale». Ma il numero due di “Futuro e Libertà” va oltre, aggiungendo che «dopo l’estate Cosentino sarà costretto a lasciare il suo posto di direzione del Pdl campano e, in quel caso, avremo finalmente un coordinatore che andrà d’accordo con Caldoro. Aspettiamo che Berlusconi e i vertici di partito intervengano per rimuoverlo. È impensabile che Caldoro possa governare avendo come interlocutore il responsabile del principale partito di maggioranza che ha lavorato con notizie false e denigranti per eliminarlo dalla competizione elettorale...continua

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