venerdì 6 agosto 2010

«A TEATRO SONO SOLO ME STESSA»


Amanda Sandrelli, figlia d’arte, si racconta. Dal debutto con Massimo Troisi e Roberto Benigni fino alla tournée con uno spettacolo sui politici italiani


di Mario Tudisco


«Quando arrivai sul set del film, Roberto mi venne incontro saltellando e, con il suo inconfondibile accento toscano, continuava a ripetermi: “Il tuo è un ruolo non grande... non piccolo… è una parte non piccola, ma non grande...”, fino a quando Massimo, fingendosi spazientito, iniziò a urlare: “Robe’ è un ruolo medio! Non esistesse la parola… ma esiste: medio!”. Io iniziai a ridere piegandomi in due e ho continuato a ridere per tutta la durata delle riprese. Anche il mio tormentone – che ancora oggi ricordano tutti quelli che hanno visto la pellicola – iniziò per caso quando Massimo mi disse: “Fai ‘na cosa, dì sempre la stessa parola fino a quando non te schiatte ‘e risate tu stessa prima di dirla nuovamente”». Correva l’anno 1984 e un’acerba Amanda Sandrelli (all’epoca diciannovenne, anche se dimostrava qualche anno in meno) si imbatte – sul set di Non ci resta che piangere – in Roberto Benigni e Massimo Troisi, in un periodo di grande grazia artistica. Non male, dunque, per il debutto della figlia di Gino Paoli e Stefania Sandrelli, che è oggi una delle lady indiscutibili del teatro italiano. «Se Massimo avesse vissuto ancora sono sicura che lui e Roberto si sarebbero rincontrati. E mi sarebbe piaciuto da morire ritrovarmi di nuovo sul set insieme a questi due fenomeni. Uno (Benigni) un vero e proprio clown, l’altro (Troisi) dotato di una irresistibile malinconia mista ad allegria. Del film esisteva solo il canovaccio di base. Tutto il resto lo inventarono loro due, a mano a mano che le riprese continuavano».
Amanda, si può dire che tu già avevi dimestichezza con i grandi artisti, essendo la figlia di Gino Paoli e di Stefania Sandrelli. A proposito, è un vantaggio o un handicap entrare a far parte del mondo dell’arte e dello spettacolo come prole di cotanti genitori?
Inizialmente è un vantaggio, un grande vantaggio, in quanto hai delle opportunità che molto difficilmente – come nel mio caso ad appena diciannove anni – possono avere i giovani. Una cosa è se ti presenti da perfetta sconosciuta; ben altra cosa è se sei la figlia di una coppia famosa. Detto questo, c’è anche il rovescio della medaglia: i paragoni continui con mamma e papà. E forse io ho iniziato a fare teatro proprio per sottrarmi inconsciamente a questi paragoni. Papà Gino canta e io non canto; mamma Stefania gira film e io di film ne ho fatti pochini. Insomma, molto meglio il teatro: lì la gente viene a congratularsi nei camerini, se è piaciuto loro lo spettacolo, non perché sei la figlia di persone famose.
Fare teatro, così come per ogni altra attività artistica, è diventato davvero duro nell’Italia dei tagli economici. Non parliamo poi di quanto sia difficile imporsi per chi è nato a Napoli o a Caserta...
Sì, è molto difficile continuare a fare teatro in questo nostro martoriato Paese. Eppure io resto convintissima che la cultura non sia e non debba mai essere un optional. Anzi, aumentare il tasso di cultura di una nazione aiuta tutti a vivere meglio. Peccato che questo concetto non sia affatto di gradimento al nostro amatissimo premier.
Non ti piace proprio Silvio Berlusconi...
Sinceramente no, neanche un poco. Le sue esternazioni – ad essere ancora più sincera – a volte mi lasciano basita. Tu prendi la sparata che ha fatto contro la Piovra e contro Gomorra. Secondo lui parlare di queste fenomenologie malavitose danneggerebbe l’immagine dell’Italia all’estero. Io, invece, sono convinta del contrario. E sono altrettanto convinta che non parlarne sarebbe peggio. Personalmente a Roberto Saviano costruirei un monumento: è giovane, è bravo ed è costretto per le scelte che ha fatto a vivere una vita marginale e blindata, ventiquattro ore su ventiquattro. Non so se io al suo posto avrei avuto lo stesso coraggio. Anzi, diciamocela tutta: avrei avuto paura, non mi sarei mai esposta in questo modo e, alla fine, sarei fuggita dalla Campania come fanno in tanti. Per me il vero problema non è Saviano, che parla di queste terre che, come Caserta, nonostante i mali radicati, hanno potenzialità infinite. Il vero e unico problema è chi cerca di mettere il bavaglio a tutti coloro che non la pensano come lui...continua

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