lunedì 7 settembre 2009

QUEI TRENI ROTTAMATI E RIVENDUTI. DA CASERTA…

La strage ferroviaria di Viareggio conduce, per diverse strade, a inchieste delle Procure di Santa Maria e Napoli. Ecco le domande degli inquirenti


di Marilù Musto


Da Viareggio a Sessa Aurunca. Non è un viaggio della speranza, né un pellegrinaggio. È un’inchiesta aperta nel 2006 e che, dopo la strage del treno merci di Viareggio, è stata recuperata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere prima, e da quella di Napoli poi.
Il peso di quest’inchiesta è quello di ventotto morti e di un carico di Gpl esploso per un guasto dell’asse del treno che ha devastato Viareggio (nella foto) e i suoi abitanti. Una strage nemmeno tanto lontana dalle dinamiche di Terra di Lavoro. Innanzitutto perché il treno merci 50325, partito da Trecate, in provincia di Novara, era diretto a Gricignano di Aversa. E poi, perché in provincia di Caserta era nata la prima inchiesta legata ai treni rottamati. Tutto era partito nel maggio del 2006, proprio da Sessa Aurunca, quando erano stati ritrovati due carri delle Ferrovie dello Stato su un binario morto nelle campagne. Avevano la matricola del telaio abrasa, a mo’ di auto rubata. Dai registri dell’azienda risultavano rottamati. Durante l’inchiesta era stato ascoltato come testimone anche l’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti, il quale, dopo la strage di Viareggio è stato il primo a riferire: «Il cedimento è avvenuto nel primo vagone dietro la locomotiva». Le indagini avviate a Viareggio, infatti, dopo l’esplosione si erano concentrate su una "sala montata" (il complesso composto dall’asse e dalle ruote) del carro. L’asse era risultato tranciato nella parte che sporge dalla ruota – detta "fusello" – poco prima della "boccola", che consente all’asse stesso e alle ruote di girare. La sezione di rottura aveva evidenziato una fenditura estesa, che aveva portato la sezione esistente a ridursi notevolmente fino al totale cedimento. Ma c’era, forse, una lesione preesistente. Il pezzo che collegava le due assi era già stato usato e rottamato? Quando la Guardia di Finanza nel 2006 aveva avviato l’inchiesta sui due carri trovati a Sessa Aurunca, Trenitalia aveva fatto partire un’indagine interna attraverso un audit – una valutazione tecnica manuale – in cui vennero ascoltati decine di tecnici. Più tardi venne accertato che intorno al ciclo spesso fittizio della rottamazione e della manutenzione, era cresciuto un mercato nero parallelo della componentistica, che utilizzava materiale rotabile di fatto non più in grado di circolare, ma che veniva reinserito nel circuito con regolare certificato. Dopo il ritrovamento dei due carri a Sessa Aurunca, Trenitalia aveva scoperto che ne mancavano all’appello almeno duemila. E pochi mesi dopo vennero ritrovati una decina di altri carrozzoni utilizzati per trasportare merci che risultavano regolarmente rottamati e, al contrario, erano in carico a società private che incrociavano nella zona di Bologna e Livorno. Si scoprì, dunque, che centinaia di "sale montate" rottamate venivano rivendute alle stesse Ferrovie. Altre venivano inserite nel commercio e vendute a società private proprietarie dei loro carri. Tutte, probabilmente, finivano sui treni che viaggiano sui binari italiani, da Nord a Sud. Non solo. L’audit di Trenitalia aveva accertato anche dell’altro. E nel calderone delle indagini era finita di nuovo la provincia di Caserta... continua

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